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Un passo alla volta per uscire dalla Comfort Zone

Perché il cambiamento è un'arte che va coltivata e allenata se non si vuole cadere vittime delle nostre abitudini

Uno dei più celebri lavori di Sir Elton John è Goodbye Yellow Brick Road, album che ne ha segnato il successo a livello mondiale e lo ha consacrato come uno degli artisti più influenti del XX° secolo. Egli stesso, riferendosi alla favola del Mago di Oz, ha voluto utilizzare l’analogia con la famosa strada che conduceva fino allo sfavillante palazzo del Mago come metafora per il proprio percorso artistico-musicale: era giunto il momento di abbandonare il percorso prestabilito e già conosciuto, era necessario sperimentarsi e darsi nuove possibilità.

La storia di quest’album mi ha fatto pensare a quanto, nella nostra quotidianità, tendiamo a mantenere una rotta prestabilita, delle credenze e delle competenze consolidate da tempo, a definirci ed abituarci su standard comportamentali che, con il passare del tempo, rischiano di diventare una comoda prigione.
Chiameremo questo spazio delimitato da barriere invisibili Comfort Zone.

Perché, vi chiederete, dovremmo fare a meno del nostro comfort e delle nostre abitudini?

Psicologicamente, una zona di comfort non è altro che uno spazio mentale in cui sperimentiamo bassi livelli di ansia e di stress, in cui ci sentiamo a nostro agio nell’attività che svolgiamo. L’aspetto positivo di questo vissuto, unito alla tendenza al mantenimento dei comportamenti che ci fanno sentire al sicuro, reca con sé alcune trappole che rischiano di complicarci la vita nell’ambito lavorativo (e non solo!).
In un contesto lavorativo come quello italiano del 2020 nel quale, tra le soft skills più richieste dalle aziende, spiccano flessibilità, creatività ed apertura all’esperienza, i risvolti negativi dello stare adagiati nel proprio spazio abituale potrebbero essere amplificati; proverò ad elencarne almeno un paio qui di seguito:

Imparare ad abituarsi ed accontentarsi

Quella sensazione di piacevole calore che proviamo quando ci sentiamo al sicuro nel vivere all’interno della nostra zona di comfort è davvero attraente, ma rappresenta anche un’insidia pericolosa se pensiamo a lungo termine. La routine abitudinaria, protratta nel tempo, potrebbe presto trasformarsi in pigrizia, noia ed appiattimento emotivo a causa delle attività ormai monotone, fino a trasformarsi in un vero e proprio pattern comportamentale in grado di influenzare la vostra esperienza dell’ambiente circostante.
Sì, le abitudini si apprendono, ed è dannatamente complicato estinguerle.

Non prendersi mai rischi è davvero necessario?

Rischiare, sperimentare, mettersi in gioco professionalmente e come individui sono tutte azioni che potreste non intraprendere se sceglierete di rimanere all’interno dei confini della vostra comfort zone. Le principali conseguenze sull’individuo, da questo punto di vista, ricadono sugli aspetti di consapevolezza di sé, dei propri limiti e della capacità di porsi obiettivi di tipo incrementale che ci farebbero, invece, sperimentare quel senso di crescita ed acquisizione di nuove competenze che spesso è correlato agli aspetti di soddisfazione lavorativa.

Resistenza al cambiamento

Ebbene si, rimanere all’interno della propria zona di comfort ci rende maggiormente resistenti al cambiamento e diminuisce le nostre abilità di fronteggiare le richieste provenienti dall’ambiente circostante. In un contesto lavorativo in continuo mutamento, che come sfida principale pone la capacità di adattamento all’innovazione tecnologica, ai processi aziendali e alle nuove figure professionali, costruirsi barriere non sembra essere la strategia migliore.

Come fare per uscire dalla propria Comfort Zone?

Premetto che stiamo parlando di apprendere una tipologia di pensiero, un’attitudine o forma mentis e che, quindi, richiederà un costante allenamento e una buona dose di motivazione. Non si tratta neppure di recitare una formula magica o imparare una ricetta a memoria, siate liberi di sperimentare e sperimentarvi, in fondo è proprio di questo che si tratta.
Per oggi vi basteranno carta e penna (o pastelli di colori differenti se preferite) e una manciata di minuti, in modo da cerca di visualizzare gli spazi entro i quali ci muoviamo nella quotidianità.

Passo primo: Disegnate un cerchio che servirà a rappresentare la vostra zona di comfort. Successivamente inserite in questo cerchio tutte le attività e gli aspetti che riterrete possano rientrare in questo spazio; saprete riconoscere questi elementi riflettendo sul grado di fiducia, sicurezza e competenza personale che vi ispirano.

Passo secondo: Immaginate di attraversare il limite della circonferenza che avete appena disegnato, di spostarvi camminando sulla superficie del foglio. Siete appena giunti nella vostra zona potenziale o di crescita, in cui potrete inserire tutto ciò che vorreste ottenere o fare, ma che richiederebbe uno sforzo ulteriore, un certo livello di stress e del quale non siete certi del risultato. Indicativamente sono attività che potrebbero farvi sperimentare ansia e insicurezza, senza però compromettere il normale funzionamento delle vostre attività.

Terzo e ultimo passo: Disegnate sul foglio il confine della vostra zona di crescita. A questo punto non potete più tornare indietro, ma dovrete spingervi ancora un po’ più in là. Oltre a questo tratto trovate la zona di panico. Scrivete qui tutto ciò che vi spaventa davvero, sia a livello lavorativo che individuale.

Non è stato un lavoro difficile vero?
E’ un lavoro che richiede un buon grado di consapevolezza di sé; questa piccola mappa potrà aiutarci a muoverci attraverso le differenti aree in modo creativo ed evitando i rischi maggiori. Se vorrete cominciare a sperimentarvi, spingetevi man mano al di fuori dei vostri confini routinari, tenendo sempre d’occhio il limite con la zona di panico, che renderebbe negativa l’esperienza al di fuori della vostra comfort zone. Chiedetevi quale tipo di comportamento o di soluzione renderebbe possibile il raggiungimento dei vostri obiettivi al di fuori della zona di comfort, senza aver paura di sperimentare un po’ di sano stress, utile a tenervi attivi e reattivi.

L’obiettivo di questo processo in costante divenire è quello di ingrandire, o meglio, modificare la vostra zona di comfort un passo alla volta, imparando a gestire attività e situazioni che fino a poco tempo prima potevano causarvi ansia o disagio.
Ad ogni raggiungimento di un nuovo stadio di comfort, godetevi i risultati, ve li sarete meritati, ma non abituatevici troppo!
Attivatevi in prima persona per sperimentare in modo pro-attivo nuovi contesti e nuovi percorsi: potreste ad esempio variare giorno per giorno il tragitto che fate per andare in Università o a lavoro, recarvici con un mezzo differente, oppure potreste cimentarvi in un’attività di gruppo con persone delle quali non avete una profonda conoscenza con l’obiettivo di migliorare le vostre competenze relazionali e flessibilità cognitiva.
Le diverse possibilità che vi darete saranno il carburante per la vostra crescita e il vostro apprendimento che potrà avvenire solamente nella zona del potenziale e di crescita. Il miglioramento di sé stessi passa inevitabilmente attraverso delle porte e non dall’innalzamento di barriere, dall’accettazione dell’insicurezza e del cambiamento costante di sé e dell’ambiente circostante.

Letture consigliate:
S. Toniolo (2017) – Autostima e Soft Skills. Un salto oltre la Comfort zone – Tangram Edizioni Scientifiche
J. Conrad – Cuore di Tenebra
S. Benni – Il bar sotto il mare
T. Terzani – Un indovino mi disse

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