Nei successivi paragrafi prenderò in prestito il costrutto di metacomunicazione, introdotto negli anni ’50 dagli psicologi della scuola di Palo Alto – per approfondimenti teorici potrebbero interessarvi i contributi di Gregory Bateson e Paul Watzlawick – cercando di applicarlo attraverso un approccio pragmatico al Curriculum Vitae.
COMUNICARE e METACOMUNICARE
Parlando di comunicazione indichiamo quella serie di attività o comportamenti che implicano la trasmissione di un messaggio – sia esso verbale o non verbale – e che vede coinvolti un emittente e un ricevente in relazione tra loro. Questa attività è dotata di una elevata complessità e di livelli di profondità che si instaurano su piani comunicativi diversi tra loro. È qui che entra in gioco la metacomunicazione, ovvero un processo comunicativo di secondo grado che coinvolge aspetti legati al non verbale, alle intenzioni e agli obiettivi degli interlocutori, alla disposizione e all’utilizzo delle informazioni, in poche parole al come e cosa si sta comunicando; tutti questi elementi possono svuotare, capovolgere o rendere ancor più efficace il contenuto del nostro messaggio.
Cosa significa riflettere sulla metacomunicazione di un curriculum vitae? Perché è importante?
Il CV è probabilmente uno degli strumenti comunicativi più utilizzati e richiesti durante i percorsi di selezione, è un mezzo che ci permette di presentarci professionalmente e che ha uno scopo ben definito: descrivere il nostro percorso formativo e professionale, le nostre competenze ed interessi. Giusto? No, sbagliato!
Non confondere mai il mezzo con il fine!
Lo scopo di un Curriculum è catturare l’interesse del lettore e di conseguenza far sì che il selezionatore ci contatti, le informazioni e i contenuti sono gli elementi che, se organizzati e selezionati a dovere, permettono di raggiungere quel preciso scopo. Vediamo, dunque, di fare un po’ più di chiarezza attraverso i prossimi punti:
1. La natura di un Curriculum
Pensate al vostro CV come a un foglio bianco che potete riempire a vostro piacimento con tutte le informazioni che ritenete necessarie. Sì, che voi ritenete necessarie a seconda dei vostri scopi e obiettivi. Chiedere a una persona diversa da voi quali informazioni inserire nel proprio CV, è il primo errore da evitare, visto che nessuno può conoscervi meglio di voi stessi!
Piuttosto chiedetevi come volete essere percepiti dal lettore? Cosa di voi è interessante e inseribile nel CV?
Liberarsi dal giogo opprimente dei formati standard e ragionare in termini di obiettivi è un modo per lasciare più spazio a creatività ed espressività della propria persona. Potrete usare il formato che più desiderate, inventarlo usando word, powerpoint, Canva o altri software reperibili online. Potrete inserire le vostre informazioni in un pacco di pasta, sul fondo di una scatola di cioccolatini o creare un Quiz per stimolare il recruiter a scoprire chi siete. Il formato che utilizzate può aiutarvi a comunicare qualcosa di più ai selezionatori.

2. Tenere in considerazione il proprio interlocutore, i suoi scopi e le sue caratteristiche
Come scegliere quale formato utilizzare e quali informazioni inserire?
In ogni relazione comunicativa è fondamentale comprendere con chi o cosa abbiamo a che fare, quali sono le intenzioni e gli scopi impliciti del mio interlocutore, in modo da poter modulare la forma e il contenuto del mio messaggio. Vediamo due situazioni a puro scopo esemplificativo:
Vi candidate per una posizione da Auditor per una prestigiosa multinazionale che si occupa di consulenza direzionale e progettazione organizzativa. Per questo ruolo sono fondamentali capacità di analisi, sintesi e presentazione di info; spesso vi trovereste ad avere a che fare con reportistica e documentazione. Un buon modo per scegliere come presentare il vostro messaggio potrebbe essere quello di trattare il vostro CV come un report-documento, che per punti ben organizzati comunichi il vostro percorso e le vostre competenze. Potreste utilizzare grafiche e layout riprendendo lo stile dei più moderni software di Data Visualization.
Vi candidate per una Startup innovativa operante nel settore del Digital Marketing. L’ambiente è giovane e informale, di conseguenza la vostra candidatura potrebbe aver maggior efficacia usando un CV fuori dagli schemi, informale e creativo, che comunichi anche il vostro carattere e la vostra personalità oltre alla formazione ed esperienze.
3. Quantità delle informazioni
Sul vostro curriculum non dovrà esserci tutto ciò che avete fatto e, con il proseguo degli anni, viene da pensare che per forza di cose non sarà possibile far rientrare tutto ciò che una persona è nel suo complesso multiforme in due pagine di CV. Avete letto bene, parliamo di un biglietto da visita, due pagine sono sufficienti, tre al massimo, alla quarta il recruiter ha già tante – troppe! – informazioni. Perché la quantità degli ingredienti va dosata. Ricordiamoci sempre dell’obiettivo: far si che il selezionatore ci contatti; ebbene, devo poter inserire il quantitativo corretto di informazioni (esperienze – formazione – parole chiave relative al ruolo e al settore – competenze) atte a incuriosire e ad interessare il nostro interlocutore. Avrete tutto il tempo di entrare nei dettagli delle vostre attività una volta giunti al colloquio face to face (oppure in videocall). Se il vostro CV va oltre le tre facciate, prestate attenzione a come questo potrebbe influire sul messaggio e contenuto che state comunicando!
4. Qualità delle informazioni
Chiedetevi se ciò che avete inserito nel vostro CV è pertinente alla job description e alla posizione alla quale vi state candidando. Un recruiter non vi contatterà perché in generale avete un bel curriculum, vi contatterà perché siete ciò che sta cercando in termini di esperienza, competenze e idoneità rispetto l’azienda. Mettetevi nei panni del selezionatore e chiedetevi se inserire questa specifica informazione può essere utile ai fini della selezione. Se la risposta sarà negativa, potrete omettere quel contenuto e valorizzare ciò che, invece, risulta essere più in linea con la ricerca del vostro interlocutore.
Mettete in risalto ciò che merita maggiore visibilità usando, ad esempio, la formattazione del teso (colore – grassetto – icone); sostenete la qualità della vostra candidatura inserendo tutto ciò che di voi ha una buona corrispondenza con la figura ricercata dall’azienda.
5. Ordine e Spazio
Vanno messe prima le esperienze professionali o la formazione? Le competenze soft o quelle hard? … E le certificazioni? Devo mettere anche quelle?
Utilizzare lo spazio a disposizione nel proprio curriculum potrebbe risultare una strategia vincente in termini di comunicazione efficace. L’ordine in cui strutturare le sezioni del vostro CV dovrebbe dipendere non da un formato preimpostato, ma dal vostro intento comunicativo.
Se pensate di aver conseguito delle certificazioni e possedere delle competenze particolarmente rilevanti per una posizione, mentre il vostro percorso formativo (universitario o scolastico) non rientra tra i titoli desiderabili per l’azienda, sarebbe un errore comunicativo collocare la formazione prima delle competenze e delle certificazioni. In generale, una buona pratica è quella di ordinare il contenuto in modo che le prime sezioni – e di conseguenza, informazioni – che il lettore incontrerà, siano quelle in linea con l’offerta di lavoro.
Allo stesso modo, occupate più spazio per le sezioni in target, valorizzandole anche visivamente; è risaputo che anche l’occhio vuole la sua parte!
Sfruttate la disposizione delle sezioni in modo da ricoprire la maggior parte della superficie della pagina; non esagerate con i margini durante l’impaginazione: cinque centimetri sono eccessivi e comporterebbero una drastica riduzione della superficie del CV, costringendovi ad usare quattro pagine di documento quando ve la cavereste facilmente con due!
… Per concludere
Potrete intuire come un curriculum formato Europass non sia lo strumento comunicativo che prediligo, proprio per via della sua rigidità, dell’ordine e dei campi preimpostati e della passività con la quale siamo costretti ad inserire le informazioni richieste, un po’ come se stessimo rispondendo a delle domande di un intervistatore invisibile. Se non dovesse essere imposto come formato da utilizzare obbligatoriamente – vedi concorsi pubblici – sperimentate altre tipologie di layout e struttura.
La creazione del proprio CV è un atto comunicativo e generativo che assolve una funzione pragmatica, cioè orientato a uno scopo: farsi contattare. Abbiamo il compito di selezionare e utilizzare le informazioni inerenti alla nostra figura professionale in modo attivo e intenzionale e per farlo, occorre pensare a un livello comunicativo più elevato rispetto al messaggio che vogliamo trasmettere con il nostro CV.
Per ogni informazione che inserirete nel vostro curriculum sforzatevi di andare oltre al livello verbale, chiedendovi: cosa e come sto comunicando me stesso?
Se sei interessato a contenuti di questo genere, rimaniamo in contatto:
📲 Linkedin
📬 Scrivimi!



